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.Il Museo di Scienze naturali, unico in Sardegna, sorto nel 1980 per iniziativa dell'Associazione culturale "Amici del Museo".
Comprende le sezioni di .Paleontologia, Mineralogia, Faunistica, Entomologia, Erpetologia . Molti degli esemplari esposti sono rari e preziosi.
La sezione mineralogica conserva 530 minerali provenienti quasi esclusivamente dalle miniere sarde; quella paleontologica 160 fossili sardi, dal paleozoico al quaternario. Notevoli anche i graptoliti, le rudiste ed i resti del Prolagus sardus.
Nella sezione entomologica sono esposti lepidotteri, coleotteri, ortotteri, imenotteri, odonati, ditteri, aracnidi, miriapodi sardi, nonchè splendidi esemplari di farfalle esotiche.
La sezione ornitologica vanta 383 esemplari di uccelli sardi, notevoli i rapaci, con specie divenute ormai rarissime.
Sono infine presenti una sezione mammologica, con 38 esemplari di mammiferi, una erpetologica con tutte le specie degli anfibi sardi e la sezione malacologica con 200 esemplari di conchiglie marine sarde, madrepore esotiche, echinodermi, crostacei.
Alla parete è appesa una testuggine marina gigante "Caretta caretta" catturata nei mari sardi.
Il Museo nasce inizialmente come risultato dei lavori d'investigazione realizzati per il professor Friedrich Reichsgraf Von Hartig, studioso di fama internazionale di entomologia ed ecologia. Capitato per caso nel paese agli inizi degli anni Settanta e avendo trovato la zona di estremo interesse per le sue ricerche, il professore Hartig vi si trattenne per diversi anni e diede l'avvio alla raccolta di reperti che, anche grazie a donazioni di privati, continua ancora oggi.
Il museo è visitabile per 365 giorni l'anno grazie alla disponibilità di alcuni soci che gratuitamente ne garantiscono l'apertura su prenotazione.
Perché è importante visitarlo
Per arricchire la conoscenza sulla natura dell'isola e sulle possibili azioni di tutela, conservazione e valorizzazione delle risorse nel territorio.
Pezzo forte del museo è la collezione di uccelli rapaci diurni e notturni, con specie ormai rarissime. Di particolare interesse i graptoliti, le rudiste e i resti del prolagus sardus.
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