cime gennargentu PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 12 Marzo 2009 10:40
Il paesaggio morbido, quasi collinare, offerto dalla linea di cresta del Gennargentu non farebbe supporre che proprio questa sommità sia l’unica in Sardegna a superare i 1800 metri di quota .L’apparente contraddizione trova la sua spiegazione in antichi eventi geologici violentissimi, caratterizzati da ripetuti inabissamenti ed emersioni, accumuli di rocce e fossili e dai ciclopici smantellamenti della montagna culminati infine in un paesaggio sinuoso e dolce, prevalentemente scistoso, molto simile a quello attuale. Così Punta La Marmora, che con i suoi 1.833 metri è la più alta della Sardegna, non si distingue facilmente dalle altre cinque cime sommitali della catena. Ma è un paesaggio morbido solo in apparenza, perchè poi la montagna rivela la sua vera natura con le forti pendenze spoglie, gli aspri fondovalle, le pietraie impervie e nude, le nevicate improvvise, il marcato senso di solitudine. Caratteristiche tutte che trovano la massima rappresentazione a Su Suxiu, dove la montagna sembra sgretolarsi dalla cima al fondovalle in un accumulo caotico di massi squadrati, decorati da licheni di antica origine. La vegetazione, ricca di preziosi endemismi, è prevalentemente composta da arbusti prostrati a causa delle frequenti tempeste di vento. Antiche roverelle isolate o in piccole formazioni, resistono sino ai 1.700 metri di quota. Più a valle invece l’orizzonte è movimentato dalle “Genne”, imponenti castelli di roccia che emergono maestosi dalle folta foresta di leccio; Genna ‘e Raga e Genna ‘e Tonneri, in territorio di Desulo, ne sono gli esempi più spettacolari. In tutta l’area è molto diffuso il castagno, anche con maestosi esemplari plurisecolari, pianta che nel passato ha rappresentato un’importante fonte di cibo per la popolazione. La gente di quei luoghi riusciva a trarre vantaggio dalla natura con attività particolari; la più significativa era forse quella
tradizionalmente praticata a Su Pranu, l’altopiano che sovrasta la montagna di Aritzo, dove conservavano in apposite cavità, o avvallamenti, il ghiaccio, che poi veniva utilizzato per confezionare la carapigna, un gustoso e ricercatissimo sorbetto. I boschi del Gennargentu in generale favoriscono un’abbondante produzione di diverse specie di funghi porcini; nel passato erano praticamente sconosciuti mentre oggi rappresentano un’importante risorsa per l’economia locale. Il Gennargentu è il regno degli uccelli da preda; l’aquila reale vi è presente con la />maggiore densità di tutta la Sardegna. Ma è soprattutto il regno del muflone che, forte degli ampi spazi a disposizione, occupa tutta la montagna, dove lo si può osservare anche in branchi di oltre un centinaio di esemplari. tratto dal libro  Sardegna Foreste    REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGA
         a cura di  Renato Brotzu e Domenico Ruju  
www.sardegnaambiente.it/documenti 
Ultimo aggiornamento Martedì 08 Febbraio 2011 23:39
 
 
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